contro la pena di morte

 


mercoledì, 15 aprile 2009
 


La vittoria di due italiani negli Usa

Il Resto del Carlino 14 aprile 2009

Nel ’94 uccise la matrigna: aveva 19 anni. Adesso lo stop all’iniezione letale. L'impegno della famiglia Pelliccioni: "Per difenderlo raccolti 50mila dollari. Siamo contro la pena di morte"

LA NOTIZIA è arrivata il Venerdì santo, con un telefonata da Atlanta. "Non è un caso, come nulla è avvenuto per caso in questa vicenda", sorride Vincenza Pellicioni, la donna che col marito Giancarlo, un principe del foro americano e tanti altri che hanno contribuito alle spese legali, ha strappato dalle mani del boia un condannato a morte. James Allyson Lee, nativo americano di nazione cherokee, il 26 maggio 1994 uccise a colpi di pistola in Georgia una donna, Sharon, compagna di suo padre Johnny. L’omicida aveva 19 anni ed era cresciuto in una ambiente violento e degradato. La sentenza che stabilì per lui l’iniezione letale fu rapida. Troppo rapida, secondo il giudice David Barrett, che il 12 marzo ha accolto il ricorso del giovane dead man walking e ha sospeso la condanna alla pena capitale.

"MI HA CHIAMATO l’avvocato David Wolfe
— spiega Giancarlo Pellicioni — un minuto dopo che era scaduto il termine di 30 giorni, entro il quale lo Stato della Georgia poteva opporsi alla decisione del giudice. ‘We are the winners’, mi ha detto. È molto raro che venga accolto un appello di questo tipo. Ora il rischio dell’esecuzione al 90% è scongiurato". L’azione di James Allyson Lee era fondata sull’habeas corpus, istituto giuridico che nel mondo anglosassone tutela le libertà fondamentali dell’individuo. Per il giudice Barrett, nel corso del primo processo il giovane non ha avuto un’assistenza legale adeguata; la difesa è stata ‘inefficace’ e la condanna non ha tenuto conto di circostanze attenuanti che dovevano essere portate in tribunale e prese in considerazione dalla giuria. Un traguardo importante è stato superato, ma la vicenda non è c hiusa.

"ORA lo Stato della Georgia deve scendere
a un compromesso con l’avvocato — sottolinea Pellicioni —. Ci sarà una sorta di patteggiamento che potrebbe tramutare la sentenza in ‘life with parole’: ergastolo con possibilità di ottenere, dopo un certo numero di anni, la libertà condizionata sulla parola". James Lee è detenuto nel braccio della morte del carcere di Jackson, dove i coniugi Pellicioni sono andati tante volte a trovarlo, ma se la condanna verrà commutata sarà trasferito.

"IN QUELLE celle — ricorda Vincenza
— ci sono molti altri ragazzi nella sua stessa situazione: troppo poveri per permettersi una vera assistenza legale. Se non avessimo trovato sponsor e sostenitori, tra cui tanti lettori del Qn, James non avrebbe avuto speranze". Per ingaggiare il miglior avvocato di Atlanta i coniugi Pellicioni hanno già speso 50mila dollari e per andare avanti ci vorrà altro denaro. La Cassa di Risparmio di Ferrara si è mostrata sensibile alla storia; all’agenzia 2 in via Mazzini a Bologna è aperto un conto corrente denominato ‘Fondo di difesa per James Allyson Lee’: il codice Iban è IT09L0615502402000000000729.

I DUE bolognesi sono venuti a conoscenza del caso nel 2001, frequentando l’associazione cattolica ‘Comunità Santa Maria della Venenta’: una ragazza ha dato loro l’indirizzo del carcere, per avviare una corrispondenza col giovane condannato. Quando hanno compreso la sua vicenda umana e giudiziaria l’hanno adottato "come un figlio" e hanno iniziato la loro battaglia, sostenuti da una profonda fede. Tutte le informazioni si trovano sul sito www.jamesallysonlee.it.

"La pena di morte non dovrebbe esistere — afferma Vincenza — perché il giudizio degli uomini non potrà mai essere infallibile. Solo Dio può leggere nel cuore delle persone. Togliere la vita significa togliere a un essere umano la possibilità di pentirsi, e chiedere perdono per ciò che ha fatto".





sabato, 14 marzo 2009
 


Mozione del parlamento per abolirla

Nello Stato americano del New Mexico la pena di morte non la vogliono più. Il parlamento ha votato a favore dell'abolizione del patibolo, ed ora si attende il pronunciamento del governatore democratico Bill Richardson, cui spetta l'ultima parola. I membri dell'assemblea, dominata dai democratici si sono espressi con 24 voti a favore e 18 contrari contro la pena capitale. In 30 anni, da quelle parti, il boia ha "lavorato" una sola volta.

TGCOM-Mondo






lunedì, 19 gennaio 2009
 


21 gennaio: Frank Moore
22 gennaio: Reginald Perkins
27 gennaio: Larry Ray Swearingen
28 gennaio: Virgil Martinez
29 gennaio: Ricardo Ortiz

Per firmare le petizioni
viaCoalit





martedì, 30 dicembre 2008
 


di Claudio Giusti


Trillion: Un milione di milioni

Secondo Time Magazine la guerra al terrore è costata un trilione di dollari.

Se accettiamo l’ipotesi  che, a causa di questa guerra, siano morti un milione di iracheni il costo è di un milione di dollari per iracheno.
Per una strana circostanza anche le guerre indiane successive alla Guerra Civile ebbero lo stesso risultato: costarono un milione di dollari per ogni indiano ucciso dalle truppe federali.
(Tim Flannery: The Eternal Frontier p310).

Dollari stupidi
Il costo della pena di morte sta crescendo a dismisura ed è una delle tre ragioni che hanno drasticamente ridotto il numero delle condanne a morte americane.
Il New Hampshire si è concesso, dopo decenni di astinenza, il lusso di due processi capitali e ora deve chiudere i tribunali per settimane, nella speranza di far quadrare i conti.
In California e Florida sono alla disperazione e persino il mortifero Texas è in difficoltà.
Tanto che quest’anno la letale Harris County non ha mandato nessuno nel braccio.

Speriamo che la crisi duri